Camposonaldo
Camposonaldo e Spescia: borghi di confine tra storia, natura e memoria
Camposonaldo e la vicina località Calci sono due piccoli borghi immersi nel paesaggio collinare dell’Appennino romagnolo, circondati da poderi che un tempo ospitavano l’allevamento dei bachi da seta, alimentando il vivace mercato serico del Novecento. Oggi il nucleo abitato si raccoglie attorno alla chiesa di San Giovanni Battista, ma in passato, nel Cinquecento, qui sorgeva un ospedale destinato a pellegrini e bisognosi: la zona era infatti crocevia tra Romagna e Toscana, frequentata da viandanti, mercanti e talvolta anche da banditi. Il nucleo più antico del territorio è Spescia, il cui nome potrebbe derivare da “specus”, ovvero luogo nascosto. Citata già nel 1142, Spescia fu sede di un castello di rilievo, menzionato nel 1371 come feudo abitato da dodici famiglie. Il maniero passò di mano tra diverse casate, dai Valbona ai Gentili, dai Fiorentini ai Visconti, e per un periodo fu amministrato anche dall’abbazia di Sant’Ellero di Galeata. Con il declino del potere militare, il territorio fu teatro di scorribande e contrasti, e il castello venne distrutto più volte dai terremoti, l’ultima nel 1926.
Oggi restano tracce di quel passato: l’antica chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano, ora adibita ad abitazione privata, e un piccolo oratorio sul poggio, dedicato a San Giuseppe. La località Calci, recentemente riqualificata grazie al progetto “Vias Animae – Le strade ritrovate”, offre ora una fontana per cavalli, una postazione di ricarica per e-bike e un fabbricato per il bivacco, rendendo il borgo un punto di sosta ideale per escursionisti e viaggiatori. Camposonaldo e Spescia raccontano una storia di confine, di passaggi e di resistenza, dove la natura si intreccia con la memoria e ogni pietra conserva il respiro del tempo.



